Schopenhauer distingue tra carattere istintivo e carattere acquisito. Il carattere istintivo è innato e immutabile, il carattere acquisito si forma con l'esperienza, vivendo. Nell'uomo la razionalità può contrastare il carattere istintivo fino a negarlo, a fare l'opposto, e questo genera problemi, sia di coerenza personale nel corso del tempo, sia di tormento, di angoscia. Una persona che ancora non ha capito qual'è il suo carattere spontaneo, dato dall'incontro tra tendenze innate ed esperienze significative della vita, una persona che ancora non sa ciò che vuole e ciò che può mettendo la razionalità al servizio della realizzazione di sé, non ha carattere, scrive Schopenhauer: magari è anche persona di segno forte di situazione in situazione, ma va di qua e di là, ora si lascia andare all'impulsività ora è estremamente razionale, oppure segue faticosamente un'immagine costruita di sé in intimo conflitto con la propria natura - sembra una persona di carattere, ma non conosce se stessa, non conosce la sua volontà profonda, non sa tradurla realisticamente in vita vissuta: non ha carattere.
Nel dire comune, una persona "ha carattere" in due casi molto diversi, due tipi umani riconoscibili: quelli che sono in sufficiente sintonia con se stessi e se cerchi di contrastare il loro modo di essere oltre la loro pazienza prima ti avvertono poi se ne vanno o ti fanno la guerra finché non la smetti o non te ne vai tu, e quelli tutti d'un pezzo, a struttura rigida, che portano avanti un'idea, un'immagine idealizzata, una risolutezza di testa, che, probabilmente, vive su una ignoranza corazzata delle proprie tendenze naturali.
"Il carattere acquisito si acquista vivendo, con l'uso del mondo, e di questo si parla, quando un uomo è lodato per avere carattere, o biasimato perché ne manca."(A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione)
"Un uomo, prima di giungere a sapere ciò che vuole e ciò che può, nonostante la fermezza del suo carattere naturale, è senza carattere, e quantunque nel complesso debba rimanere fedele a se stesso e percorrere fino in fondo la sua strada, tratto dal suo demone, non descriverà una linea retta, ma incerta e disuguale, vacillerà, devierà, tornerà indietro, procurandosi rimorso e dolore: tutto questo perché, di quanto per l'uomo è possibile e raggiungibile, ancora non sa ciò che soltanto è per lui conforme ed eseguibile, anzi, anche semplicemente godibile."
Dove rivolgi il tuo pensiero, là vivi la tua vita, ma sarai sempre orfano/a se cerchi negli altri il volere di essere amato/a.
E mentre contempli il tuo silenzio pensa che TU sei vita, e non un'aquila senza nido, perchè l'oliva che cadde dall'abero ringraziò l'olivo e la terra che la accolse.
P. Luciano
"La soddisfazione oppure l'angoscia con cui guardiamo indietro al cammino percorso nella nostra vita non provengono dall'esistere tuttora quelle azioni passate, ché esse sono svanite, furono e non sono più; ma la loro grande importanza per noi proviene dal loro significato, proviene dal fatto che quelle azioni sono l'immagine del nostro carattere, lo specchio della volontà, guardando il quale noi conosciamo il nostro più intimo io, il nucleo della nostra volontà. E poiché questo non ci è noto in anticipo ma soltanto dopo, dobbiamo affaticarci e combattere nel tempo affinché l'immagine che veniamo a creare con le nostre azioni riesca tale che la sua vista ci rassereni il più possibile, e non ci travagli."
"Come gli eventi saranno sempre conformi al destino, cioè all'infinita concatenazione delle cause, così le nostre azioni saranno sempre conformi al nostro carattere; ma, come non possiamo sapere prima il nostro destino, così non possiamo sapere prima il nostro carattere, ma unicamente dopo, con l'esperienza: così veniamo a conoscere gli altri e noi stessi.
"(A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione)
"Così accade nella vita, in cui noi possiamo seguire con serietà e fortuna una determinata aspirazione, sia essa al piacere, all'onore, alla ricchezza, alla scienza, all'arte o alla virtù, solo quando eliminiamo tutte le pretese ad essa incompatibili e rinunciamo ad esse; perciò il semplice volere, ed anche il potere, non sono in sé ancora sufficienti, ma un uomo deve anche SAPERE ciò che vuole, e SAPERE ciò che può."
"Mentre l'animale viene sempre mosso da una rappresentazione esclusivamente intuitiva, l'uomo s'affatica ad escludere questo tipo di motivazione per farsi condurre soltanto da rappresentazioni astratte, traendo da ciò tutto il possibile vantaggio della sua razionalità, senza dipendere dal presente, non scegliendo o fuggendo il piacere o il dolore del momento, ma considerando dell'uno e dell'altro le conseguenze."
(A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione)